Violenza contro le donne: un impegno di tutti, tutti i giorni!

Lo sviluppo di un nuovo clima sociale in grado di trasformare la società e rendere il problema di oggi non più una preoccupazione di domani richiede un attivismo di ampio respiro sostenuto da una strategia articolata, lungimirante e a volte fuori dagli schemi tradizionali. Nel caso della lotta contro la violenza sulle donne, le azioni […]

Lo sviluppo di un nuovo clima sociale in grado di trasformare la società e rendere il problema di oggi non più una preoccupazione di domani richiede un attivismo di ampio respiro sostenuto da una strategia articolata, lungimirante e a volte fuori dagli schemi tradizionali. Nel caso della lotta contro la violenza sulle donne, le azioni pubbliche puntuali dovrebbero essere integrate con l’impegno di tutti, tutti i giorni in un attivismo personale e proattivo.

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Dietro varie definizioni come ‘violenza contro le donne’, ‘violenza di genere’ e ‘violenza domestica’ c’è un unico problema: le donne sono oggetto di violenza. Troppo spesso, questi diversi nomi condividono la stessa tragica fine: “femminicidio”. Nel tentativo di fermare il problema per evitare la tragica fine, queste varie etichette diventano altrettante iniziative di attivismo sociale come grandi manifestazioni, proteste, marce, nuovi hashtag e altre azioni pubbliche. Per rafforzare il grido di protesta contro questo problema, vengono usati svariati simboli e slogan, in molteplici lingue ed in date diverse nei vari paesi che da occasioni una tantum spesso diventano ricorrenze per celebrare la lotta.

Di seguito riassumiamo PERCHÉ pensiamo che le modalità correnti di lotta contro violenza sulle donne indeboliscano la forza del suo attivismo, COME riteniamo la nuova strategia dovrebbe essere strutturata, COME crediamo di poter aiutare a dare un nuovo impulso alla lotta.

PERCHÉ pensiamo che l’approccio attuale indebolisca la forza dell’attivismo

Tre punti: la strategia dell’attuale attivismo ha una visione miope, le sue tattiche mostrano vari limiti, e i suoi recenti sviluppi hanno prodotto benefici che sono quanto meno discutibili. Tutto questo suggerisce un riesame della strategia, un’innovazione delle tattiche, e una valutazione dei recenti benefici.

Strategia: questa si basa quasi esclusivamente su azioni pubbliche come grandi manifestazioni, proteste e marce che ciclicamente rinnovano la rilevanza della tematica. È vero che sono tutte iniziative lodevoli che permettono di rafforzare la consapevolezza del problema, dare visibilità alle associazioni che lo combattono, sensibilizzare l’opinione pubblica, costringere i politici ad impegnarsi, e attirare l’attenzione dei media. Ma, come afferma M. White, uno degli organizzatori della protesta ‘Occupy Wall Street‘ nel suo libro “The End of Protest” – (La fine della protesta) – questa strategia è importante ma insufficiente a generare i cambiamenti sociali desiderati. La strategia dovrebbe essere più articolata perché queste azioni non sono le sole possibili.

Tattiche: le azioni pubbliche sono tattiche puntuali e limitate nel tempo di solito organizzate in occasioni che sono specifiche, eccezionali, stra-ordinarie e non correlate con la vita quotidiana delle persone. Questo tipo di tattica ha due inconvenienti interrelati. Da un lato, malgrado queste azioni abbiano un grande impatto simbolico e attraggano l’attenzione dei media amplificandone gli effetti, di solito questi rimangono di breve durata generando benefici altrettanto limitati. Dall’altro, una volta che queste azioni sono terminate, l’interesse delle persone si sposta di nuovo sulla loro vita quotidiana, l’attenzione dei politici si concentra su altre tematiche urgenti, i riflettori dei media danno risalto ad altre notizie dell’ultim’ora. Nel frattempo, però, la violenza di genere ri-diventa una realtà molto difficile per molte donne di tutto il mondo ed il problema del femminicidio ri-diventa una tragedia che si sarebbe potuto evitare.

La comunicazione di queste tattiche si basa su ciò che Clemencia Rodriguez definisce “approccio epidemiologico”. In modo schematico ciò significa che i problemi sociali sono paragonati alle conseguenze di un’epidemia. Quando si combatte un’epidemia, comunità specifiche sono esposte a una campagna vaccinale mirata. Allo stesso modo, in caso di problemi sociali, una parte della popolazione è esposta ad una campagna di messaggi mirati. Questa comunicazione persuasiva e unidirezionale è quindi finalizzata sia a promuovere atteggiamenti e comportamenti considerati socialmente desiderabili o buoni sia a condannare quelli considerati socialmente inaccettabili o cattivi. Questo approccio, però, ha un limite principale. Anche quando la popolazione esposta a messaggi specifici riguardo problemi particolari è la più numerosa possibile, di solito l’esposizione è limitata nel tempo e questo produce benefici limitati nel tempo.

Guardando le varie iniziative dietro questo tipo di tattica ci si potrebbe chiedere:

         

     

  • Qual è la differenza tra date come l’8 marzo, il 25 di ogni mese e il 25 novembre?

La nostra risposta a queste domande è: NESSUNA!

Si tratta di azioni di attivismo diverse che usano svariati simboli e slogan, in molteplici lingue ed in date diverse nei vari paesi che condividono lo stesso obiettivo generale di combattere la violenza contro le donne per evitare il femminicidio.

Tuttavia, crediamo che questa apparente “mancanza di differenza” nei mezzi usati per la lotta, in realtà, faccia una “grande differenza” per l’obiettivo della lotta.

Queste azioni mostrano molte delle debolezze che abbiamo identificato nelle forme attuali di attivismo sociale e politico. In breve, sono azioni che non mostrano l’unità della lotta e di conseguenza questo mina l’importanza transnazionale della tematica. Poiché queste azioni spesso non sembrano correlate, il problema appare limitato geograficamente. Inoltre, spesso presentano richieste collegate tra loro solo in maniera vaga rendendo l’obiettivo dell’azione incomprensibile. Il loro messaggio è spesso diluito in più sotto-messaggi che non riescono a trasmettere autorevolezza e la chiarezza associate a un messaggio univoco. Il significato del messaggio spesso si perde nella traduzione non riuscendo a sensibilizzare contemporaneamente e allo stesso modo gli attivisti in paesi diversi e di culture diverse. L’impegno dei militanti in ogni manifestazione può essere forte, ma rimane di fatto disconnesso e di conseguenza si perde l’opportunità di avere un impatto più influente.

Sviluppi recenti: Sfruttare l’enorme potere simbolico di protesta di movimenti come #MeToo e Women’s March può dare l’idea di aver contribuito ad una maggiore sensibilizzazione del problema della violenza contro le donne. Ma ci si potrebbe anche chiedere:

  • Qual’è il valore aggiunto di associare l’attivismo sulla violenza contro le donne con questi movimenti?

La nostra risposta a questa domanda è: se esiste un valore aggiunto questo è DISCUTIBILE! Ecco perché in tre punti:

In primo luogo, la violenza contro le donne diventa una delle tante altre lotte di questi movimenti. Di conseguenza, la tematica si perde nella loro narrativa generale o nel vortice di una più ampia articolazione di argomenti con un diverso grado di connessione con la violenza contro le donne. Ciò può creare confusione che può scoraggiare i militanti o aspiranti attivisti a manifestare e, soprattutto, può offrire ai politici e ai media una facile fuga e scusa per screditare l’azione, ignorare le richieste e giustificare una scarsa copertura mediatica. Il tema principale di #MeToo rimane il grido contro le molestie sessuali. In effetti, queste sono forme di violenza contro le donne. Ma questo problema, nel complesso, è molto più di una molestia e la sua tematica ha molte più sfaccettature del grido principale di #MeToo. La missione di Women’s March è riassunta nel loro quadro di riferimento Salute – Sicurezza economica – Rappresentanza – Sicurezza (H.E.R.S.). La violenza contro le donne è inclusa nel loro obiettivo generale della “sicurezza”. Tuttavia, questo elenca anche altre importanti tematiche come la cessazione della discriminazione razziale, il traffico di esseri umani, lo sfruttamento sessuale, lo smantellamento delle disuguaglianze legate al genere e al razzismo, e la difesa dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

In secondo luogo, questi movimenti hanno di recente sviluppato argomentazioni e contro-argomentazioni che non ruotano più sulla loro propria narrativa principale, spostando l’attenzione dalla tematica della violenza contro le donne e nascondendo l’ampiezza di questo problema. Oggi, i principali dibattiti intorno al #MeToo si concentrano sulla dissezione della differenza tra violenza e seduzione, avanzano accuse di puritanesimo e rivendicando la libertà di ‘infastidire’ come elemento indispensabile alla libertà sessuale delle donne (Andrews, Peigne e Vonberg). Nel 2018, Women March ha visto scendere in strada centinaia di migliaia di donne in giro per l’America ed il mondo. Tuttavia, la loro era una protesta contro Trump. È vero che rimanendo in carica malgrado il suo proprio comportamento sessualmente abusivo, Trump e la tematica della violenza contro le donne sono collegati. Ma questo legame è debole e non può essere immediatamente compreso, perché la protesta contro Trump riguarda anche, ma non solo, la sua politica anti-immigrazione, la posizione anti-ambiente, ecc.

Infine, la differenza tra il beneficio della vetrina offerta da questi movimenti alla lotta contro violenza sulle donne e la nuova ondata di visibilità di cui hanno goduto questi movimenti grazie a una tematica (sfortunatamente) ancora di attualità rimane poco distinguibile.

COME riteniamo dovrebbe essere strutturata la nuova strategia

Crediamo che sia necessario un cambiamento di strategia e tattiche e questo è il modo in cui crediamo dovrebbero essere delineate. Siamo d’accordo con M. White che l’attivismo contemporaneo è ad un bivio tra irrilevanza o innovazione. La nostra posizione si potrebbe definire come la ‘terza via’. Riteniamo infatti che le tattiche tipiche dell’attivismo come le azioni pubbliche siano ancora rilevanti ma crediamo che abbiano bisogno di un’innovazione. Innanzitutto, queste azioni pubbliche di attivismo dovrebbero mostrare unità. Per questo, la nuova strategia dovrebbe puntare a sostituire l’eterogeneità della “folla” di manifestanti e militanti con una “massa” omogenea di attivisti. La folla non trasmette la stessa idea forte di mobilitazione che è associata all’immagine di massa. “L’unione fa forza”, dice il motto. Inoltre, questa massa unita dovrebbe dare voce ad un messaggio di protesta centrale, semplice, univoco ed autorevole, e presentare una richiesta unanime. Azione, messaggio e domanda dovrebbero avere una portata transnazionale per riflettere la realtà internazionale di questa tematica. In più, dovrebbero riuscire a sensibilizzare, coinvolgere e rendere partecipi contemporaneamente e allo stesso modo attivisti in diversi paesi e di culture diverse. Per questo obiettivo, queste azioni dovrebbero ispirarsi al successo della protesta di ‘Occupy Wall Street’.

Crediamo anche che queste azioni pubbliche dovrebbero essere integrate con la tattica dell’attivismo personale quotidiano. Ciò è in linea con la posizione di Naomi Klein che nel suo recente libro sulle nuove evoluzioni nell’attivismo sostiene che dire “No non è abbastanza”, e suggerisce un cambiamento sistemico e la formulazione di contro-storie in grado di connettere e riunire le persone. Aggiungiamo che ciò dovrebbe assumere la forma di “political defiance” (Sharp 2010 p. 1) cioè un attivismo personale e quotidiano di tutti nella loro vita ordinaria basato su un’azione di sensibilizzazione e mobilitazione di massa attiva, deliberata, provocatoria e non violenta. Dopo tutto, “devi essere attivo per essere un attivista” (Ferrone), e possibilmente essere proattivo a livello locale e nella vita di tutti i giorni. Coerentemente, l’approccio della comunicazione dovrebbe essere basato su ciò che Clementia Rodriguez definisce di “ri-tessitura del tessuto sociale”. In modo schematico questo significa che i problemi sociali sono visti come una conseguenza della disgregazione del tessuto sociale. Questa comunicazione multidirezionale è quindi finalizzata a ri-tessere il tessuto sociale attorno a una tematica specifica in modo da creare un clima sociale capace di promuovere e favorire i cambiamenti desiderati nella società.

Sebbene le azioni svolte nella normale vita quotidiana delle persone possono sembrare di scarso impatto, questa tattica di attivismo mostra quattro vantaggi importanti. 1) consente una partecipazione più proattiva degli attivisti che possono così sentirsi più responsabilizzati; 2) diffonde il messaggio al di là della comunità direttamente coinvolta nella lotta contro il problema specifico e oltre le occasioni puntuali di protesta, 3) espone le persone a specifici messaggi di protesta su base regolare e nella loro vita quotidiana. Essendo inaspettati in tali circostanze, questi messaggi provocano sorpresa che a loro volta possono ispirare la riflessione sulla tematica e/o spingere le porsone a mettere in discussione la mancanza di azione od il silenzio sia di se stessi sia della società; e 4) la tattica rafforza la visibilità del problema e la moltiplicazione dell’esposizione del messaggio produce un effetto cumulativo. Ri-tessendo il tessuto sociale, questo attivismo proattivo personale e quotidiano può contribuire a creare una narrativa comune capace di connettere le persone e facilitare la mobilitazione di massa per rendere la lotta contro la violenza sulle donne un impegno di tutti, tutti i giorni. Può anche contribuire a promuovere un clima sociale favorevole ai cambiamenti attesi, contribuendo a trasformare quello che nella società di oggi è un problema in una preoccupazione del passato nella società di domani.

COME crediamo di poter aiutare a dare un nuovo impulso alla lotta

BASTA! è un progetto basato sulla ricerca il cui fondamento logico mira a rispondere alle debolezze identificate nelle forme attuali di attivismo sociale e politico. Si basa sullo studio di fondamenti teorici essenziali che riguardano l’attivismo, le proteste e le azioni pubbliche nonviolente e sull’analisi di altre campagne sociali e proteste politiche con diversi gradi di (in)successo. Sulla base di queste ricerche, ha creato un nuovo simbolo. Il vocabolo è utilizzato correntemente in molte lingue, il logo è largamente comprensibile in numerosi contesti culturali. Il simbolo è personalizzabile con slogan mirati e formulati sulla base di esigenze linguistiche e preferenze creative degli attivisti. Per la sua flessibilità, questo può essere utilizzato per numerose tematiche, mentre la sinergia tra la componente verbale, l’elemento grafico, il carattere tipografico ed il colore offre le potenzialità di diventare il nuovo simbolo dell’attivismo sociale e politico. Capace di fungere da ‘meme‘ e offrire l’opportunità per un utilizzo ‘snowclone‘, il simbolo rispecchia la nostra missione di dare un’identità distinta ed una voce più forte all’attivismo sociale e politico e soddisfare le esigenze della strategia sopra descritta.

In linea con i suggerimenti di Sharp, il simbolo può essere mostrato su una grande varietà di prodotti di protesta utilizzabili in tattiche convenzionali ed alternative come quelle descritte (grandi manifestazioni, proteste e marce e attivismo personale quotidiano). Inoltre, indossando questi gadgets trasmette l’idea che gli attivisti non hanno solo un ruolo attivo nella protesta ma sono proattivi, autorevoli e forti. Ecco un esempio recente di questa tattica di ‘attivismo indossato’.

I nostri prodotti (t-shirt, cappelli, borse, zainetti, spille …. etc) sono disponibili nel nostro negozio esterno. Ecco alcuni esempi:

           

Indossati e mostrati durante le azioni pubbliche specifiche e puntuali, questi prodotti di protesta personalizzati possono moltiplicare l’esposizione del messaggio. Inoltre, l’uso dello stesso simbolo in iniziative sulla stessa tematica in diversi paesi permette di unificare le diverse manifestazioni nazionali in una protesta internazionale e di trasmettere un senso di unità dell’azione. Infine, mentre l’uso dello stesso simbolo conferma che gli attivisti di fatto fanno parte della stessa protesta, la personalizzazione degli slogan nelle varie lingue permette contemporaneamente di coinvolgere, allo stesso modo e simultaneamente, gli attivisti di diversi paesi.

Indossando o mostrando questi gadgets in situazioni normali di vita ordinaria come una forma di partecipazione proattiva personale e quotidiana all’azione di attivismo, le persone possono sentirsi più partecipi all’azione di lotta. Agendo come ‘cartelloni pubblicitari’ / ‘pubblicità ambulanti’, possono estendere la visibilità del messaggio aumentando la consapevolezza del problema e generando benefici cumulativi. L’uso di questo stesso simbolo anche nell’attivismo personale e quotidiano consente di capitalizzare il suo potere simbolico di protesta. 

Ovviamente, le associazioni in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne possono aggiungere la loro sponsorizzazione e vendere questi gadgets per contribuire a finanziare le loro attività di sensibilizzazione sulla tematica ed loro programmi di assistenza e sostegno alle donne oggetto di violenza.

Essendo breve e accattivante, il simbolo si adatta perfettamente anche alle azioni online per produrre maggiore visibilità e generare effetti cumulativi nelle azioni di lotta contro la violenza sulle donne.

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